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Aptos colpisce ancora: fili di sospensione per il corpo

Evviva, li stavamo aspettando da tempo, le richieste delle pazienti piovevano ogni volta che intraprendevo la mia spiegazione sui fili di sospensione Aptos: "Ma si possono fare anche sul corpo? Possiamo trattare la pelle rilassata dell'addome? Mi piacerebbe rassodare l'interno cosce, è possibile?". Ebbene sì, ora è possibile! Sto parlando dei fili di sospensione riassorbibili per il rilassamento cutaneo del corpo. Devo confessare, l'idea di tonificare altre parti corporee, oltre al viso, era talmente ossessiva, che ancor prima di avere in Italia i fili per il corpo (Aptos Excellence Body), abbiamo fatto qualche esperimento con quelli del viso! I risultati sono stati più che incoraggianti!

Meno di 1 mese fa sono stata di nuovo a Tbilisi con un piccolo gruppo di colleghi italiani, nella culla della ideazione dei nuovi fili Aptos. E, credetemi, veramente ogni mese c'è qualche novità! Comunque, in quell'occasione abbiamo fatto un'esperienza straordinaria di 2 full day (sì, un po' come nel diving, parlo di immersione totale !) di sala operatoria dove abbiamo trattato (inserito i fili di sospensione) svariate pazienti con il rilassamento cutaneo di varie zone corporee: braccia, coscie, ginocchia, addome, seno.

La nuova linea dei fili riassorbibili Aptos Excellence Body è simile a Excellence Visage. Sono sempre 10 fili in caprolattone e acido polilattico (quindi, al 100% biocompatibili e biodegradabili) con delle incisioni laser multidirezionali che, prima di essere inseriti nella zona da trattare, vengono caricati in una cannula atraumatica. Il posizionamento dei fili avviene attraverso un piccolo foro praticato con un ago. Il trattamento è pressochè indolore, visto che la cannula passa attraverso i tessuti senza ledere strutture sensibili (vasi sanguigni, terminazioni nervose), inoltre, in genere si pratica anestesia locale.

I risultati sono immediati, ma decisamente migliorano nel tempo, come d'altronde succede con tutti i trattamenti effettualti con i fili riassorbibili Aptos.

Praticamente tutte le zone corporee con cedimenti cutanei possono essere trattate. Tuttavia, non tutti i pazienti possono essere sottoposti a questo trattamento. Se oltre al rilassamento della pelle c'è anche l'eccesso del grasso sottocutaneo, bisogna valutare se prima non sarebbe opportuno rimuoverlo ( lipolisi con la mesoterapia, laserlipolisi o liposuzione tradizionale).

Insomma, come sempre siete invitati a venire per un colloquio preliminare sulle possibilità di effettuare il trattamento con i fili di sospensione nel caso specifico.

PROTEZIONE SOLARE ESTREMA: REALMENTE ABBIAMO BISOGNO DI APPLICARLA OGNI GIORNO?

 

Le temperature alla fine sono salite al livello adeguato alla stagione, tutti abbiamo voglia di uscire e dare il benvenuto al caldo con i bramati bagni di sole.

Ma è una cosa  del tutto ragionevole? Veramente possiamo lasciarci andare a briglie sciolte nel nostro desiderio della tintarella?

 

Di fatto sappiamo che:

-      una breve esposizione quotidiana al sole è salutare;

-      l’abbronzatura naturale protegge la pelle dall’ulteriore danno solare;

-      l’esposizione solare quotidiana è necessaria ai fini di mantenimento dei livelli della vit. D.

 

Tuttavia, ogni volta che noi prendiamo un po’ di raggi UV, facciamo danno alla nostra pelle.

Un nuovo studio pubblicato da JAMA Dermatology (una rivista medica americana molto autorevole) dimostra che anche una bassa dose dei raggi UV-A1 sulla pelle chiara può attivare processo di rottura di fibre di collagene della pelle. Di fatto, esiste un gene responsabile della rottura del collagene (in termini pratici, dell’invecchiamento cutaneo). Questo gene è attivato dai raggi UV!

I ricercatori hanno evidenziato come i raggi UV-A1, esattamente come gli UV-B, sbloccano questo gene. Una volta sbloccato, il processo della degradazione del collagene diventa autoperpetuante. Cosa abbiamo come risultato?

-      Pelle sottile

-      Pelle fragile

-      Rughe

 

Maggior esposizione significa maggior danno: la degradazione del collagene diventa più massiccia, cioè la melanina che viene prodotta durante l’esposizione solare non blocca l’attivazione del gene responsabile della rottura del collagene.

 

Quindi, anche se l’abbronzatura protegge da alcuni tipi di danno solare, non protegge dall’invecchiamento cutaneo!

 

E’ importante sapere che gli UV-A1 hanno alcune caratteristiche particolari:

-      Appartengono allo spetto solare più intenso e identico nell’arco di tutta la giornata e anche tutto l’anno.

-      Penetrano attraverso il vetro.

-      Molti prodotti di protezione solare non li bloccano.

Cosa dobbiamo fare allora?

Ci sono 2 ingredienti che la FDA ha approvato come efficaci nel bloccare gli UV-A1:

-       ossido di zinco

-      avobenzone (nome commerciale Parsol 1789).

Il primo è un comune filtro fisico che lascia la patina bianca sulla pelle.

Il secondo è un filto chimico abbastanza sicuro, ma solo se è presente in quantità non superiore al 5%.

 

Quindi, se vogliamo conservare la pelle giovane più a lungo possibile, dobbiamo applicare una crema solare con filtri antiUV-A a largo spettro. La mia opinione è che quelli a base di ossido di zinco sono i migliori ed i più stabili. Oltrettutto, l’industria farmaceutica negli ultimi tempi s’è adoperata a renderli meno sgradevoli cosmeticamente.

Alla fine, cosa ci guadagniamo a utilizzare un filtro solare appropriato ogni giorno?

Sicuramente avremo meno:

-      rughe;

-      pelle sottile;

-      macchie solari da invecchiamento;

-      macchie da rottura dei piccoli capillari sugli avambracci (così caratteristiche dopo una certa età);

-      colorazione rosso-brunastra intorno al collo (eritropoichiloderma di Civatte);

-      rughe del decolletè (solo per le donne).

Tutto ciò è dovuto alla degradazione del collagene!

Per ulteriori informazioni potete contattarmi personalmente come sempre!

Fili di sospensione Aptos: corso pratico.

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito (soprattutto, i colleghi chirurghi plastici) ad una graduale diminuzione degli interventi di lifting cervico-facciale ed ad un aumento delle richieste di procedure a bassa invasività, non solo da parte di pazienti più giovani rispetto al passato, ma anche da un numero crescente di pazienti che non accettano un’eccessiva limitazione della propria vita lavorativa e sociale, chiedendoci risultati naturali, assenza di cicatrici e brevi periodi di convalescenza.

Chi legge il mio blog, avrà sicuramente notato come in linea con questa ultima tendenza da circa 2 anni mi stia occupando dei fili di sospensione riassorbibili. Ci sono numerose metodiche legate a diversi tipologie dei fili: alcuni servono per creare l'impalcatura e lieve stimolazione dermica (fili in PDO), altri permettono sollevamento dei tessuti ptosici (cadenti), cosiddetto "lifting non chirurgico".

Una delle metodiche da me più utilizzata è il sistema di sospensione dei tessuti con le suture riassorbibili Aptos di nuova generazione, costituiti da acido polilattico e caprolattone.

La tecnica è oggi utilizzata da numerosi medici a livello mondiale e vanta quasi 20 anni di esperienza, grazie agli studi effettuati dai colleghi russi.

I fili APTOS hanno suscitato un grande interesse da parte dei pazienti, ma anche da parte dei colleghi, dermatologi, chirurghi plastici, medici estetici.

Ecco perchè è stato organizzato un corso pratico per spiegare meglio la metodica, le particolarità delle tecniche sia teoricamente che sui pazienti in sala operatoria. Il primo corso, tenutosi il 22 marzo, ha avuto un buon successo. Ed ora parte il secondo, sempre con le stesse modalità, una parte teorica e una pratica. Spero che anche questa volta i colleghi vengano numerosi.

 

 

Per maggiori informazioni potete, come sempre, contattarmi personalmente

Feedback dal AMWC 2014 Montecarlo

Questa volta l’annuale e il più importante evento internazionale nel mondo della Medicina Anti-Aging e Estetica ha battuto tutti i record: più di 7500 colleghi partecipanti da 120 paesi del mondo!

Il programma del congresso è stato in linea con lo slogan “Be ready for the future!”. In effetti, è l’occasione più importante per noi, medici che si dedicano ai trattamenti mirati a conservare l’aspetto giovane e sano dei nostri pazienti. Nel mondo che invecchia sempre di più l’industria della bellezza sforna ogni anno centinaia di novità cosmetiche, farmacologiche e tecnologiche nel tentativo di offrire la possibilità di rallentare questo (naturale) processo e noi dobbiamo essere aggiornati!

 

Quest’anno anch’io ho proposto il mio modesto contributo, un nuovo protocollo relativo al trattamento combinato della ptosi del volto. Riguarda una tecnica che permette di ripristinare i volumi persi e di sollevare i tessuti cadenti. Ringrazio tutti i miei pazienti che mi hanno permesso di realizzare questo studio e sono tornati a fare le foto di controllo!

 

Quanto alle novità, una di quelle proposte mi ha sorpreso veramente: trattamento delle rughe orizzontali della fronte con il freddo! Certo, l’idea di sostituire le punture della tossina botulinica con un presidio “naturale” non sembra cattiva.  Quindi, ho seguito tutto il workshop dedicato. Di fatto si tratta di un macchinario che inietta nella branca temporale del nervo faciale (quella responsabile della formazione delle suddette rughe) una miscela di gas a base di monossido di azoto a temperatura di -88°C! Il nervo viene danneggiato (fortunatamente non per sempre!) e non riesce più a stimolare la contrazione dei muscoli della fronte. L’effetto dura circa 3-4 mesi.  Mi astengo dall’espressione del proprio parere, ma per qualcuno potrebbe essere una valida alternativa alle “temibili” punture!

 

Con il ritorno del concetto della prevenzione al primo piano, alcuni trattamenti già esistenti da tempo sono stati portati in evidenza e perfezionati. Mi riferisco, per esempio, ai peeling. Le grandi multinazionali stanno investendo nella produzione degli agenti peeling di nuova generazione, nello studio dei protocolli combinati.

In effetti, a pensare bene, un trattamento ambulatoriale, poco duraturo e appena fastidioso, crea non solo un immediato effetto di luminosità e levigatezza sul viso, ma produce effetto rigenerante sul derma e, quindi, se ripetuto, conduce al graduale ringiovanimento (riduzione delle macchie, delle piccole rughe, della porosità cutanea). Alla faccia dei sofisticati e costosissimi laser! Personalmente trovo molto interessante da questo punto di vista la linea ENERPEEL, peeling combinati (composti da vari acidi) con effetti collaterali minimi grazie alla particolare tecnologia. Danno il massimo se uniti alla biostimolazione periodica.

 

E poi… il mondo dei fili: di sospensione, di biostimolazione, di ristrutturazione! Ne parlerò nel prossimo post, spero di avere tempo!

Come sempre vi invito a contattarmi per ulteriori informazioni.

Onicomicosi: miti e realtà


“Dottoressa, ho un fungo alle unghie!”
Questa è l’esclamazione tipica di quasi tutti i pazienti che vengono a fare la visita dermatologica per un problema localizzato alle unghie (delle mani o/e dei piedi).
Curioso, ma le mie statistiche personali dicono che solo il 10-15% di queste persone realmente hanno una patologia delle unghie dovuta ai miceti (lieviti o, più spesso, dermatofiti).
Come mai?
Beh, le spiegazioni possono essere svariate: la diagnosi del medico di base (il più delle volte non basata sui dati di laboratorio), l’assenza di conoscenza di altri tipi di male che possono colpire le unghie, la viscerale (ma inspiegabile) paura dei cittadini del “fungo”.

Se chiedete il mio parere, preferisco avere un’onicomicosi (appunto un fungo alle unghie), piuttosto che onicodistrofia (alterazioni ungueali) da psoriasi, da lichen, da dermatite da contatto, etc. Quanto meno, una volta fatta la diagnosi abbiamo la terapia!

Intanto, bisognerebbe sapere che non è così facile prendersi il “fungo”. Il più delle volte i miceti che colpiscono le unghie sono diffusamente presenti nell’ambiente, abbiamo contatto con le loro spore o ife quotidianamente. Tuttavia, solo una piccola percentuale dei contatti porta allo sviluppo della malattia: la “temibile” onicomicosi.
Questo fatto dipende da più di un fattore. Alcuni fattori sono esterni al nostro organismo (la carica fungina, la sua virulenza, l’ambiente caldo e umido), altri sono intrinseci (ridotta velocità di crescita ungueale, traumatismo, alcune patologie sistemiche, per esempio, diabete, predisposizione genetica).

Come ho già accennato, le unghie possono essere colpite anche da altre malattie, quindi, è molto importante fare una corretta diagnosi. L’aspetto clinico dell’unghia colpita dal fungo potrebbe non essere diverso da quello che si ha nel caso di onicopatia da psoriasi, oppure da uso di alcuni farmaci. Oltrettutto, bisognerebbe distinguere il tipo di micete, se è un dermatofita o un lievito, perchè la terapia sarà differente.

Insomma, viste tutte queste variabili, la cosa migliore da fare, prima di intraprendere qualsiasi terapia, è un esame microscopico e colturale per ricerca, appunto, di miceti.
Purtroppo, non è la pratica comune. Spesso in primis si passa dal farmacista che prontamente ci offre (in buona fede) l’ultima “panacea” contro i “funghi”. Dopo mesi (o anni) di trattamento, in assenza dei risultati, si decide di andare dal dermatologo.

Una volta che abbiamo la diagnosi, non sarà difficile trovare il trattamento efficace. Nei casi di infezione recente è possibile limitarci alla terapia locale con degli smalti appositi. In altri casi è necessario prendere l’antimicotico per via orale. Si tratta sempre di terapia piuttosto lunga: 3-6 mesi per le onicomicosi delle mani, 6-12 mesi per quelli dei piedi.

Recentemente l’FDA ha rilasciato il proprio OK per l’utilizzo di un laser particolare (Neodimio/Yag) nel trattamento delle onicomicosi. Diversamente dai farmaci, questo presidio permette di curare la malattia con poche sedute (anche una) di laserterapia. Mi sembra un’ottima alternativa alle estenuanti applicazioni di smalto e alle capsule antifungine che non sono esattamente integratori alimentari.

Contattatemi pure per altre informazioni relative ai vostri “funghi”!

Ritorno sull'argomento: i fili di sospensione Aptos

Poco più di 6 mesi fa vi avevo parlato per la prima volta dei fili di sospensione Aptos, subito dopo il mio viaggio in Georgia dove ho conseguito il titolo dello specialista certificato nell’utilizzo dei fili riassorbibili Aptos. L’azienda Aptos è stata la prima nel lontano 1996 ad introdurre sul mercato, inizialmente russo, ma ora su quello di altri 48 paesi, il concetto di lifting non chirurgico. Inizialmente si trattava di fili si sospensione permanenti, non riassorbibili, ma dal 2010 l’azienda ha lanciato, dopo anni di studi preclinici, una nuova linea di fili biostimolanti riassorbibili Aptos.

Ritorno all’argomento dopo un altro corso, questa volta in Italia a Firenze, dedicato al perfezionamento delle tecniche di inserzione dei fili Aptos. Col piacere ho rincontrato il dott. Constantin Sulamanidze (siamo insieme sulla foto accanto), uno dei figli dell’ideatore della metodica, il quale mi aveva già insegnato una parte delle tecniche a Tbilisi. La giornata è passata velocemente tra l’osservazione dei casi clinici trattati e lo scambio di opinioni con i colleghi sui fili di sospensione. Ogni volta si impara qualcosa di nuovo, anche perché la metodica Aptos è unica proprio per la possibilità di essere applicata per ogni paziente in modo personale.

In questo post vorrei descrivere un po’ più approfonditamente una linea di fili Aptos che si chiama Nano. La linea Nano è composta da 2 tipologie di fili: Nano Vitis e Nano Spring.

In questo caso non si tratta di fili di trazione né di effetto lifting. Entrambi i tipi di fili Aptos Nano sono riassorbibili e biostimolanti grazie al graduale rilascio di acido polilattico.
I Nano Vitis sono composti di 2 filamenti intrecciati, mentre i Nano Spring sono delle spirali  mobili. Vengono inseriti nelle zone dove abitualmente facciamo infiltrazioni di acido ialuronico (per sostenere gli angoli della bocca, stendere le pieghe naso-geniene oppure le rughe della fronte). Allora qual è il vantaggio (visto che il loro costo è leggermente superiore ad una fiala di acido ialuronico di buona qualità)?
Beh, chi ha usato l’acido ialuronico spero concorderà con me su quello che elenco: 1) infiltrato sotto le rughe d’espressione tende a spostarsi riducendo l’effetto della correzione inizialmente ottenuta; 2) se depositato non profondamente risulta visibile sotto alcuni tipi di luce in forma di macchie un po’ bluastre (effetto Tyndall); 3) la durata della correzione è di pochi (4-8) mesi.
I fili Nano 1) non si spostano, anzi, dopo circa 3 settimane dall’impianto tendono ad allargare la treccia aumentando ulteriormente la correzione e integrandosi perfettamente con i tessuti circostanti; 2) non sono visibili alla luce in quanto non sono fatti di un gel, ma di filamenti intrecciati; 3) danno una correzione duratura (oltre 1 anno).
La versione dei fili Nano Spring oltretutto, essendo a forma di spirale, è particolarmente adatta alle zone mobili del volto (angoli della bocca) dove cambiano la loro lunghezza assecondando l’espressività naturale.
In pratica, se prima io non trattavo mai le rughe orizzontali della fronte per prevenire gli antiestetici accumuli di acido ialuronico, ora le posso trattare con i Nano Vitis. Se prima la zona perioculare era off-limit per il rischio di creare effetto Tyndall, ora posso correggerla con i Nano Vitis. Se prima per risolvere le piccole rughe sulle guance dovevo fare alcuni mesi di biostimolazione, ora posso usare i Nano Spring e migliorare l’aspetto della pelle in una seduta.
Cosa ne pensate? A me sembra un piccolo vantaggio per tutti: per me, in quanto possiedo una metodica poco invasiva, sicura e discreta in più, per i miei pazienti, in quanto possono migliorare con maggior efficacia i piccoli, ma fastidiosi inestetismi in modo naturale ed invisibile per gli altri.


Contattatemi pure per ulteriori informazioni.