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    Dott.ssa Irina Poleva

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Un nuovo trattamento per la pelle flaccida

La radiofrequenza (RF) è un’onda elettromagnetica generata da un apparecchio. L’effetto terapeutico è dato dal calore che questa onda genera.

Cosa si ottiene in pratica sulla pelle? Fondamentalmente ci sono 3 effetti positivi:

1)   cambia la struttura delle proteine che compongono le fibre del collagene, si accorciano, si contraggono causando un vero e proprio effetto liftante, tensore.

2)   Il calore stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene ed elastina, due proteine responsabili della turgidità ed elasticità della pelle.

3)   migliora il microcircolo grazie all'ossigenazione dei tessuti più intensa, particolarmente utile nel trattamento della cellulite e delle adiposità localizzate.
Tutto ciò riguarda la RF tradizionale che sicuramente da dei buoni risultati, ma talvolta è estenuante per la durata e la quantità di sedute da effettuare per ottenere risultati visibili.

Oggi è arrivata la RF endodermica! E’ una vera rivoluzione nell’ambito dei trattamenti della pelle lassa, poco tonica sia sul viso che sul corpo!

In questo caso, invece di scaldare la pelle con il manipolo che scivola sulla pelle, l’elettrodo che sprigiona le onde elettromagnetiche, viene inserito direttamente sotto la pelle con un ‘efficacia decuplicata e un minimo disagio per il paziente.

Possiamo trattare sia le rughe (superficiali e profonde), sia le lassità della pelle. Possiamo utilizzare tranquillamente questa metodica sul viso, ma anche il corpo si presta benissimo: la pelle flaccida delle braccia, interno cosce poco tonico, addome rilassato e con le smagliature, glutei cadenti, tutte le zone dove persino i fili riassorbibili tanto da me amati non danno risultati così brillati.
 
Che dire? L’apparecchio è pronto, il medico è formato, aspettiamo i pazienti che vogliono verificare direttamente l’efficacia della metodica. Fino al 15 febbraio il costo del trattamento è in promozione al 50%! Questo vuol dire che, per esempio, una procedura del lifting del volto completo viene 150 euro invece di 300.

Rimodellamento delle labbra con acido ialuronico: perché, quando e come ottenere un risultato naturale

Articolo aggiornato nel 2026 per includere le più recenti tecniche di rimodellamento delle labbra con acido ialuronico e l’approccio moderno orientato alla naturalezza.

Le labbra rappresentano un punto di fondamentale importanza sul volto, soprattutto nell’interagire con altre persone: è attraverso la bocca che noi comunichiamo e non solo verbalmente.

La forma, il volume, l’idratazione delle labbra sono importanti non solo come parte esteticamente rilevante sul volto, ma anche come uno dei mezzi per capire anche il carattere di una persona. E cosa dire del bacio?

Ecco perché una delle richieste più frequenti che ricevo è quella di cambiare leggermente la forma della bocca, rendere le labbra più voluminose, idratare la loro pelle (definita correttamente come semimucosa).


Perché le labbra cambiano nel tempo?

Forma, volume e idratazione delle labbra dipendono da fattori genetici, ormonali e dall’invecchiamento cutaneo. La pelle delle labbra è una semimucosa, più sottile e delicata rispetto al resto del viso, e tende a perdere precocemente turgore e definizione.

Con il passare degli anni diminuisce la concentrazione di acido ialuronico, una sostanza naturalmente presente nei tessuti che mantiene idratazione ed elasticità. Questo porta a labbra più sottili, secche e meno definite, anche in persone che in passato avevano una bocca naturalmente piena.

Filler labbra con acido ialuronico: cos’è e perché è il trattamento di scelta
Il filler labbra con acido ialuronico è oggi la tecnica più sicura ed efficace per:
• ripristinare il volume naturale
• migliorare l’idratazione
• correggere asimmetrie
• ridefinire il contorno
filler labbra prima e dopoOggi insieme al progressivo avvicinamento degli standard di bellezza al modello naturale, non esagerato, senza “gommoni” abbiamo possibilità di utilizzare nella correzione delle labbra dei materiali di ultima generazione che permettono un risultato eclatante, impossibile distinguere da quello naturale.

Il materiale più usato per rimodellamento delle labbra sicuramente è rappresentato dall’acido ialuronico, una sostanza di cui la nostra stessa pelle è ricca e che negli anni tende a diminuire progressivamente, questo processo provoca una certa perdita di volume e di turgidità anche nelle labbra che un tempo erano voluminose.

Riempire le labbra con acido ialuronico permette di ripristinare il naturale volume oppure correggere il volume insufficiente.

Attualmente esistono dei prodotti a base di acido ialuronico (cosiddetti filler) creati proprio per essere utilizzati nelle labbra. Sono particolarmente morbidi, elastici e non si percepiscono ne al tatto ne durante l’utilizzo della bocca (masticazione, conversazione, etc.). Oltrettutto, i filler a base di acido ialuronico di nuova generazione riescono ad accompagnare la mimica in modo del tutto naturale, perché si integrano perfettamente nel tessuto. 

Quando fare il filler labbra?

Oggi è possibile effettuare il trattamento di riempimento anche in età molto giovane (dai 18 anni) se c’è bisogno di correggere le labbra sottili, poco sviluppate. Dai 30 anni in su è possibile rimodellare oppure semplicemente idratare le labbra senza nessuna difficoltà e in qualsiasi stagione.

Tecniche di rimodellamento labbra

  • lineare,
  • a bolo,
  • Paris Lips,
  • Heart Lips,
  • Russian Lips, etc.

risultato filler acido ialuronico

Ogni metodica deve essere accuratamente selezionata per ogni singolo paziente per rispecchiare meglio l’ideale di bellezza ed essere in armonia con il resto dei tratti del volto.

Errori da evitare nel filler labbra

Uno degli errori più comuni nel filler labbra è puntare solo all’aumento di volume senza considerare proporzioni, forma e armonia del viso. L’eccesso di prodotto o l’uso di materiali non adatti alle labbra può portare a un risultato innaturale, rigido o facilmente riconoscibile. Un altro errore frequente è utilizzare la stessa tecnica su tutti i pazienti, ignorando le differenze anatomiche e le reali esigenze individuali. Anche sottovalutare l’importanza dell’idratazione, trattando sempre le labbra come se dovessero essere riempite, è sbagliato: in molti casi è sufficiente migliorare la qualità della pelle senza aumentare il volume. Infine, affidarsi a trattamenti eseguiti senza un’adeguata valutazione medica espone a risultati insoddisfacenti e a un rischio maggiore di complicanze. Un filler labbra ben eseguito deve essere discreto, proporzionato e coerente con l’espressività del volto.

Il trattamento fa male?

Il trattamento è molto veloce, 15-20 minuti, e il dolore è minimo (si usa una crema anestetica oppure anestesia iniettiva locale per le persone particolarmente sensibili). Il risultato è immediato e migliora ulteriormente nel mese che segue il trattamento.

Quanto dura il filler labbra?


La durata del risultato è variabile: dipende dal tipo di correzione, dalla situazione di partenza, dallo stile di vita del paziente. In genere la prima volta l’impianto dura circa 6 mesi, ma in seguito la durata arriva ad 1 anno e anche di più.

Come sempre potete contattarmi per ulteriori informazioni.

 

Prurito cronico: da cosa dipende e come si cura?



L’odissea di Nanni Moretti descritta nel celebre film Caro diario, fa capire che quella del prurito è una condizione non solo fastidiosa, intollerabile, ma anche molto difficile da curare visto che è così complicato scoprirne le cause. Ho già trattato questo argomento in un post precedente, però si trattava di prurito in gravidanza. Oggi vorrei parlare del prurito cronico in altre situazioni.



Negli ultimi tempi è diventato un sintomo sempre più diffuso, colpisce fino al 20% della popolazione, ecco il perché di questo post.

Personalmente ritengo che poter alleviare questo fastidio sia altrettanto importante quanto individuare un tumore maligno perché il prurito cronico può seriamente compromettere la qualità della vita, rendendola un inferno!

Le cause del prurito sono veramente numerose, spesso si tratta addirittura dell’alterazione di alcune fibre nervose periferiche, altre volte si tratta di una malattia interna, talvolta il prurito è di origine psicologica. Come possiamo trovare una giusta strada, una giusta cura?

Penso che prima di tutto bisognerebbe tentare di fare una corretta diagnosi delle possibili cause.

Sappiamo che ci sono 3 gruppi di prurito cronico (quello che dura oltre 6 settimane):

·      Prurito dovuto a una malattia della pelle (dermatite allergica, orticaria, etc.)

·      Prurito sulla pelle sana, cioè senza causa apparente.

·      Prurito con lesioni da grattamento (escoriazioni, noduli da grattamento)



Nel caso del primo gruppo siamo agevolati dalla presenza dei sintomi e segni di malattie della pelle. Curando la dermatosi di base, in genere, il prurito migliora e poi passa.

Altri due gruppi di prurito cronico richiedono un approccio molto profondo e spesso multidisciplinare, in collaborazione con colleghi di altre specializzazioni.

Per comprenderne la causa e trovare la cura ci vuole un’anamnesi approfondita, degli esami emato-chimici (inizialmente quegli comuni, ma in seguito anche un po’ più specifici), delle indagini strumentali e, talvolta, delle consulenze dei colleghi ematologi, internisti e psichiatri.

Una causa piuttosto frequente del prurito sulla pelle sana è rappresentata da malattie degli organi interni, talvolta si tratta del sistema emopoietico (quello responsabile della produzione delle cellule del sangue), altre volte di malattie ancora non sorte, ma che potrebbero comparire nell’arco di 6-12 mesi dall’inizio del prurito (per esempio, tumore al fegato).

Alcune malattie metaboliche ed endocrine possono scatenare un prurito insopportabile e duraturo: insufficienza renale, diabete, ipertiroidismo etc.

Un’altra causa che osservo molto spesso nei pazienti anziani è quella dovuta all’assunzione dei farmaci. Visto che negli ultimi tempi il consumo dei farmaci per malattie croniche (quelle che il più delle volte dipendono dallo stile di vita) è cresciuto enormemente, sono aumentati anche gli effetti collaterali, come il prurito! Questo è uno dei motivi per cui vi consiglio di non arrivare a nutrirsi di manciate di pillole (fino a 16 al giorno alcuni miei pazienti!), ma cominciare subito a cambiare il vostro stile di vita (alimentazione, attività fisica, sonno).

Non di rado le compressioni dei nervi spinali del tratto soprattutto cervicale della colonna vertebrale può essere causa del prurito nella regione delle braccia oppure quello interscapolare.

L’ultima che elenco (ma non perché il mio elenco sia esaustivo) è la causa psicologica: dallo stress alla depressione, sono numerose le condizioni psicologiche e psichiatriche che possono scatenare attacchi di prurito.

Una volta individuata la causa, il trattamento il più delle volte riesce a dominare questo sintomo molesto. Ma anche prima di capire da che cosa dipende è fondamentale iniziare una terapia sintomatica, alleviare il fastidio, migliorare la qualità della vita del malato. Considerate, il prurito è peggio del dolore, è irresistibile e violento, talvolta ti fa grattare fino a far uscire sangue e provocare le ferite!



Il primo trattamento quindi comprende le creme lenitive a base di mentolo, urea, polidocanolo. Talvolta si associa un antistaminico per bloccare il rilascio delle sostanze che provocano prurito (l’istamina etc.).

Da non sottovalutare la terapia adiuvante che consiste nell’interruzione del circolo vizioso “prurito-grattamento”. Di cosa si tratta? S’è visto che spesso il paziente si gratta senza rendersi nemmeno conto, in modo automatico. Questo “vizio” non fa altro che perpetuare la voglia di grattarsi (in fondo, è così bello soddisfare il prurito!). Alcune tecniche di rilassamento o di meditazione permettono di interrompere questo atteggiamento con successo.

Però solo dopo aver fatto il percorso diagnostico completo si riesce a risolvere realmente e in modo duraturo tale condizione.

Avete capito che non bisognerebbe sottovalutare il prurito soprattutto se dura da più di 6 settimane!

Sono disponibile come sempre per ulteriori informazioni.

Ritorno sull'argomento: unghie e funghi

Le unghie e le loro patologie continuano ad essere argomento di punta anche al ritorno dalle vacanze.


Come avevo già scritto nei post precedenti, anche qui, non sempre l’alterazione dell’aspetto delle unghie può essere dovuta alla presenza del fungo (onicomicosi). Per la diagnosi dei funghi alle unghie è molto utile, quasi indispensabile, eseguire l’esame microscopico e colturale per ricerca, appunto, dei miceti. Solo quando tale esame risulta positivo siamo autorizzati a procedere con la terapia antimicotica, soprattutto quella orale (in compresse). Altrimenti, bisognerebbe cercare altre cause.
Oggi mi soffermo in una delle cause che sta diventando purtroppo sempre più diffusa.
Si tratta di alterazioni ungueali nel corso delle terapie antitumorali (chemioterapia).
Come tutti i tessuti del nostro corpo che hanno un ricambio cellulare relativamente veloce, la matrice delle unghie (una specie di radice ungueale) è particolarmente sensibile alla chemioterapia. Come risultato osserviamo delle modificazioni, talvolta anche molto caratteristiche, del colore, della crescita e dell’aspetto della lamina ungueale.
Eccetto l’onicolisi (distacco dell’unghia dal suo letto) e il granuloma piogenico (una particolare neoformazione dei solchi ungueali), altre alterazioni sono praticamente asintomatiche, creano un problema puramente estetico.

Vediamo in dettaglio quali sono le possibili alterazioni delle unghie in seguito alla chemioterapia:

1.    Alterazione della crescita della lamina delle unghie: un rallentamento della velocita di crescita ungueale si osserva molto comunemente. Questo può provocare una formazione delle linee trasversali e delle depressioni che riflettono un brusco arresto della moltiplicazione delle cellule della matrice ungueale durante ogni ciclo della chemioterapia.

Una crescita rallentata e una fragilità della lamina sono altrettanto frequenti.



2.    Alterazione dell’aspetto della lamina: la lamina può apparire più sottile, più fragile, striata, con dei piccoli punti depressi. A questo quadro potrebbe associarsi la cosiddetta onicolisi (distaccamento del bordo distale dell’unghia) oppure una fessurazione.
Si potrebbe notare anche l’aspetto non liscio della lamina, come se fosse stata grattata con la carta vetrata. Talvolta invece si osserva l’ispessimento (aumento dello spessore) delle unghie.



3.    Alterazioni del colore (discromie): le unghie possono diventare scure (melanonichia). Questo capita perché alcuni farmaci chemioterapici stimolano la melanogenesi (la produzione di melanina). Questa colorazione scura può apparire come una linea longitudinale o trasversale. In alcuni casi può colpire tutta la lamina. In genere, sono colpite più di un’unghia. Purtroppo questo tipo di alterazione spesso persiste per mesi dopo la sospensione della chemio. Attenzione: in questi casi è fondamentale escludere la diagnosi del melanoma!



Cosa si potrebbe fare per migliorare o quantomeno non peggiorare la situazione delle unghie in corso di una chemioterapia? Ecco alcuni consigli:



·      Tagliare le unghie regolarmente, non troppo corte, dritte.

·      Cercare di ridurre il traumatismo, ricordando che le unghie non sono “utensili”!

·      Ridurre il contatto con l’acqua.

·      Proteggere le mani con guanti di cotone ed, eventualmente, di lattice.

·      Idratare regolarmente le lamine ungueali con una crema emolliente, evitando di tagliare le cuticole.

·      Portare le scarpe larghe e comode e i calzini in cotone.

Infine, bisogna ricordare che tutte le alterazioni ungueali possono persistere per tanto tempo dopo la sospensione della chemioterapia.
Evitate di trattare le alterazioni dovute alla chemio con terapie antimicotiche, consultate un bravo dermatologo per una corretta diagnosi!

Estate: cosa posso fare per la pelle?

Anche se l’estate volge alla sua conclusione e le vacanze sono finite per tanti, il sole continua a splendere e, appena possibile, siamo felici di fare un salto al mare per rinnovare la tintarella. Tuttavia, sempre più spesso, guardando allo specchio, notiamo piccole alterazioni cutanee sopraggiunte durante questo periodo felice: pelle più secca, macchie, piccole rughe e pori dilatati. Infatti, comincio a ricevere le email e le telefonate con questa domanda: cosa posso fare in questo periodo per la mia pelle?
 
Tutti sanno che il sole è nemico di tanti trattamenti di bellezza, i raggi UV, il caldo non vanno d’accordo con numerosi trattamenti dermatologici ed estetici. Tuttavia, non solo c’è una serie di procedure che comunque possono essere praticate d’estate, ma alcune di esse addirittura sono consigliabili.

Di cosa si tratta?

Intanto, tutti i trattamenti che non interferiscono con la produzione della melanina oppure quelli che non provocano un’infiammazione (arrossamento) duraturo (giorni) della pelle possono essere effettuati tutto l’anno. Oltretutto, i trattamenti che mirano a ripristinare l’idratazione e l’elasticità cutanea andrebbero fatte proprio ora, quando la pelle ha particolarmente bisogno di maggior apporto di sostanze idratanti.

Infatti, il trattamento d’elezione in questo periodo è la biostimolazione con acido ialuronico, la componente naturale della matrice cutanea, che ripristina velocemente la perdita di elasticità e di tono cutaneo. Particolarmente efficace l’utilizzo dei cosiddetti skinboosters, formulazioni di acido ialuronico stabilizzato. Il protocollo prevede 3 sedute a distanza di 1 mese per ottenere un risultato evidente e duraturo.
 
L’apporto di aminoacidi, sali minerali e vitamine mediante microiniezioni intradermiche potrebbe potenziare l’idratazione cutanea insieme agli skinboosters, innescando anche processi di stimolazione della produzione del collagene, quel supporto che fa apparire la pelle più tonica e giovane.
 
Questi trattamenti sono molto utili nelle zone del volto dove la pelle è particolarmente sottile: regione perioculare e periorale. Ma anche altre aree corporee possono averne bisogno, il collo, il décolleté, l’interno delle braccia e delle cosce, il dorso delle mani.
 
Se la pelle ha perso troppo volume, è possibile ripristinarlo velocemente e molto efficacemente con dei filler dell’ultima generazione. Si tratta di acido ialuronico modificato allo lo scopo di avere un risultato naturale e duraturo (fino a 10 mesi) con una singola procedura. Si correggono le zone più svuotate (le guance, il solco malare), si ridà volume, se necessario, agli zigomi e alle labbra. Il trattamento oggi è poco invasivo e praticamente indolore grazie all’utilizzo delle microcannule e, al bisogno, di anestetico locale.
 
I filler dell’ultima generazione hanno capacità di integrarsi armonicamente con i nostri tessuti, accompagnano la mimica e non creano antiestetici cordoncini.

Per garantire il massimo del risultato le cura ambulatoriali devono essere integrate ai trattamenti domiciliari che prevedono l’utilizzo di creme protettive, nutrienti, idratanti e anti-macchia insieme ad integratori alimentari che apportano antiossidanti, vitamine e sali minerali.

Epilazione laser d'estate: ora è possibile!

Sono circa 15 anni che uso diversi tipi di laser nella mia pratica clinica. Alcuni servono ad eliminare verruche, fibromi o altre escrescenze cutanee, altri a togliere capillari e macchie. Ma in assoluto il laser più richiesto è quello che si usa per eliminare i peli indesiderati.

Epilazione laser è una metodica collaudata che dà degli ottimi risultati se il paziente viene selezionato bene. Fino ad oggi l’ostacolo principale era legato al colore scuro della pelle (naturalmente, come nella popolazione afro-americana, oppure dovuto all’abbronzatura), alla colorazione chiara del pelo, ma anche alla stagione: l’epilazione laser d’estate era tabù.

Buona notizia! Gli ostacoli summenzionati sono stati in gran parte superati grazie ad un nuovo sistema laser in movimento che è destinato a rivoluzionare il mondo dell’epilazione.

Di cosa si tratta? Il nuovo laser per elipazione di tutti i fototipi e in tutte le stagioni è un laser che sfrutta bassa energia d’emissione distribuita in una limitata superficie cutanea da trattare. Praticamente il manipolo viene applicato sulla pelle precedentemente preparata (rasata) e poi si praticano semplici movimenti uniformi e repetuti. I passaggi ripetuti sulla stessa area inducono il riscaldamento progressivo delle parti vitali del pelo che ne provoca la distruzione in modo completamente indolore per il paziente, riducendo al minimo i rischi di effetti collaterali come bruciature o discromie.

Al fatto di essere indolore si aggiunge un innegabile vantaggio di poter praticare questo trattamento sulla pelle abbronzata e nella stagione estiva.

Oltrettutto, anche i peli molto chiari sono sensibili a questa modalità di epilazione.

Grazie al fatto che la ricrescita in questo caso avviene molto lentamente (dopo 5-6 settimane) è sufficiente praticare 1-2 trattamenti durante l’estate per poter dimenticare la ceretta!