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Ritorno sull'argomento: unghie e funghi

Le unghie e le loro patologie continuano ad essere argomento di punta anche al ritorno dalle vacanze.


Come avevo già scritto nei post precedenti, anche qui, non sempre l’alterazione dell’aspetto delle unghie può essere dovuta alla presenza del fungo (onicomicosi). Per la diagnosi dei funghi alle unghie è molto utile, quasi indispensabile, eseguire l’esame microscopico e colturale per ricerca, appunto, dei miceti. Solo quando tale esame risulta positivo siamo autorizzati a procedere con la terapia antimicotica, soprattutto quella orale (in compresse). Altrimenti, bisognerebbe cercare altre cause.
Oggi mi soffermo in una delle cause che sta diventando purtroppo sempre più diffusa.
Si tratta di alterazioni ungueali nel corso delle terapie antitumorali (chemioterapia).
Come tutti i tessuti del nostro corpo che hanno un ricambio cellulare relativamente veloce, la matrice delle unghie (una specie di radice ungueale) è particolarmente sensibile alla chemioterapia. Come risultato osserviamo delle modificazioni, talvolta anche molto caratteristiche, del colore, della crescita e dell’aspetto della lamina ungueale.
Eccetto l’onicolisi (distacco dell’unghia dal suo letto) e il granuloma piogenico (una particolare neoformazione dei solchi ungueali), altre alterazioni sono praticamente asintomatiche, creano un problema puramente estetico.

Vediamo in dettaglio quali sono le possibili alterazioni delle unghie in seguito alla chemioterapia:

1.    Alterazione della crescita della lamina delle unghie: un rallentamento della velocita di crescita ungueale si osserva molto comunemente. Questo può provocare una formazione delle linee trasversali e delle depressioni che riflettono un brusco arresto della moltiplicazione delle cellule della matrice ungueale durante ogni ciclo della chemioterapia.

Una crescita rallentata e una fragilità della lamina sono altrettanto frequenti.



2.    Alterazione dell’aspetto della lamina: la lamina può apparire più sottile, più fragile, striata, con dei piccoli punti depressi. A questo quadro potrebbe associarsi la cosiddetta onicolisi (distaccamento del bordo distale dell’unghia) oppure una fessurazione.
Si potrebbe notare anche l’aspetto non liscio della lamina, come se fosse stata grattata con la carta vetrata. Talvolta invece si osserva l’ispessimento (aumento dello spessore) delle unghie.



3.    Alterazioni del colore (discromie): le unghie possono diventare scure (melanonichia). Questo capita perché alcuni farmaci chemioterapici stimolano la melanogenesi (la produzione di melanina). Questa colorazione scura può apparire come una linea longitudinale o trasversale. In alcuni casi può colpire tutta la lamina. In genere, sono colpite più di un’unghia. Purtroppo questo tipo di alterazione spesso persiste per mesi dopo la sospensione della chemio. Attenzione: in questi casi è fondamentale escludere la diagnosi del melanoma!



Cosa si potrebbe fare per migliorare o quantomeno non peggiorare la situazione delle unghie in corso di una chemioterapia? Ecco alcuni consigli:



·      Tagliare le unghie regolarmente, non troppo corte, dritte.

·      Cercare di ridurre il traumatismo, ricordando che le unghie non sono “utensili”!

·      Ridurre il contatto con l’acqua.

·      Proteggere le mani con guanti di cotone ed, eventualmente, di lattice.

·      Idratare regolarmente le lamine ungueali con una crema emolliente, evitando di tagliare le cuticole.

·      Portare le scarpe larghe e comode e i calzini in cotone.

Infine, bisogna ricordare che tutte le alterazioni ungueali possono persistere per tanto tempo dopo la sospensione della chemioterapia.
Evitate di trattare le alterazioni dovute alla chemio con terapie antimicotiche, consultate un bravo dermatologo per una corretta diagnosi!

Estate: cosa posso fare per la pelle?

Anche se l’estate volge alla sua conclusione e le vacanze sono finite per tanti, il sole continua a splendere e, appena possibile, siamo felici di fare un salto al mare per rinnovare la tintarella. Tuttavia, sempre più spesso, guardando allo specchio, notiamo piccole alterazioni cutanee sopraggiunte durante questo periodo felice: pelle più secca, macchie, piccole rughe e pori dilatati. Infatti, comincio a ricevere le email e le telefonate con questa domanda: cosa posso fare in questo periodo per la mia pelle?
 
Tutti sanno che il sole è nemico di tanti trattamenti di bellezza, i raggi UV, il caldo non vanno d’accordo con numerosi trattamenti dermatologici ed estetici. Tuttavia, non solo c’è una serie di procedure che comunque possono essere praticate d’estate, ma alcune di esse addirittura sono consigliabili.

Di cosa si tratta?

Intanto, tutti i trattamenti che non interferiscono con la produzione della melanina oppure quelli che non provocano un’infiammazione (arrossamento) duraturo (giorni) della pelle possono essere effettuati tutto l’anno. Oltretutto, i trattamenti che mirano a ripristinare l’idratazione e l’elasticità cutanea andrebbero fatte proprio ora, quando la pelle ha particolarmente bisogno di maggior apporto di sostanze idratanti.

Infatti, il trattamento d’elezione in questo periodo è la biostimolazione con acido ialuronico, la componente naturale della matrice cutanea, che ripristina velocemente la perdita di elasticità e di tono cutaneo. Particolarmente efficace l’utilizzo dei cosiddetti skinboosters, formulazioni di acido ialuronico stabilizzato. Il protocollo prevede 3 sedute a distanza di 1 mese per ottenere un risultato evidente e duraturo.
 
L’apporto di aminoacidi, sali minerali e vitamine mediante microiniezioni intradermiche potrebbe potenziare l’idratazione cutanea insieme agli skinboosters, innescando anche processi di stimolazione della produzione del collagene, quel supporto che fa apparire la pelle più tonica e giovane.
 
Questi trattamenti sono molto utili nelle zone del volto dove la pelle è particolarmente sottile: regione perioculare e periorale. Ma anche altre aree corporee possono averne bisogno, il collo, il décolleté, l’interno delle braccia e delle cosce, il dorso delle mani.
 
Se la pelle ha perso troppo volume, è possibile ripristinarlo velocemente e molto efficacemente con dei filler dell’ultima generazione. Si tratta di acido ialuronico modificato allo lo scopo di avere un risultato naturale e duraturo (fino a 10 mesi) con una singola procedura. Si correggono le zone più svuotate (le guance, il solco malare), si ridà volume, se necessario, agli zigomi e alle labbra. Il trattamento oggi è poco invasivo e praticamente indolore grazie all’utilizzo delle microcannule e, al bisogno, di anestetico locale.
 
I filler dell’ultima generazione hanno capacità di integrarsi armonicamente con i nostri tessuti, accompagnano la mimica e non creano antiestetici cordoncini.

Per garantire il massimo del risultato le cura ambulatoriali devono essere integrate ai trattamenti domiciliari che prevedono l’utilizzo di creme protettive, nutrienti, idratanti e anti-macchia insieme ad integratori alimentari che apportano antiossidanti, vitamine e sali minerali.

Epilazione laser d'estate: ora è possibile!

Sono circa 15 anni che uso diversi tipi di laser nella mia pratica clinica. Alcuni servono ad eliminare verruche, fibromi o altre escrescenze cutanee, altri a togliere capillari e macchie. Ma in assoluto il laser più richiesto è quello che si usa per eliminare i peli indesiderati.

Epilazione laser è una metodica collaudata che dà degli ottimi risultati se il paziente viene selezionato bene. Fino ad oggi l’ostacolo principale era legato al colore scuro della pelle (naturalmente, come nella popolazione afro-americana, oppure dovuto all’abbronzatura), alla colorazione chiara del pelo, ma anche alla stagione: l’epilazione laser d’estate era tabù.

Buona notizia! Gli ostacoli summenzionati sono stati in gran parte superati grazie ad un nuovo sistema laser in movimento che è destinato a rivoluzionare il mondo dell’epilazione.

Di cosa si tratta? Il nuovo laser per elipazione di tutti i fototipi e in tutte le stagioni è un laser che sfrutta bassa energia d’emissione distribuita in una limitata superficie cutanea da trattare. Praticamente il manipolo viene applicato sulla pelle precedentemente preparata (rasata) e poi si praticano semplici movimenti uniformi e repetuti. I passaggi ripetuti sulla stessa area inducono il riscaldamento progressivo delle parti vitali del pelo che ne provoca la distruzione in modo completamente indolore per il paziente, riducendo al minimo i rischi di effetti collaterali come bruciature o discromie.

Al fatto di essere indolore si aggiunge un innegabile vantaggio di poter praticare questo trattamento sulla pelle abbronzata e nella stagione estiva.

Oltrettutto, anche i peli molto chiari sono sensibili a questa modalità di epilazione.

Grazie al fatto che la ricrescita in questo caso avviene molto lentamente (dopo 5-6 settimane) è sufficiente praticare 1-2 trattamenti durante l’estate per poter dimenticare la ceretta!

Onicomicosi: nuove terapie

 
Unghie e funghi, un argomento molto attuale, già trattato da me in uno dei post precedenti. Di fatto, l’alterazione delle unghie a causa dei funghi (onicomicosi) non è una condizione molto frequente, tuttavia, genera sempre delle preoccupazioni, soprattutto, in attesa della stagione dei sandali e infradito. Anche se la micosi delle unghie non è una malattia pericolosa (caso mai può essere sintomo di qualche alterazione più importante, come diabete, vasculopatia periferica, psoriasi, etc.), il desiderio di riavere le unghie esteticamente più belle è molto pressante.

Le unghie colpite dai miceti (funghi) appaiono più spesse e di colore alterato, con alone giallognolo oppure verdastro. In genere, non danno sintomi soggettivi, ma talvolta questa infezione può creare dolore alla pressione dell’unghia. 

Fino ad oggi le cure tradizionali dei funghi alle unghie erano lunghe, faticose, non del tutto prive di effetti collaterali e, diciamo la verità, non sempre efficaci. Ora arriva una speranza grazie alle nuove tecnologie laser.


Di cosa si tratta?

Laserterapia si avvale della capacità di questo strumento di riscaldare selettivamente determinate strutture cutanee. Nel caso del laser per l'onicomicosi abbiamo la possibilità di riscaldare appunto la zona dove il fungo vive, con l’inevitabile conseguenza di alterare la sua struttura inattivandolo.


La procedura è poco dolorosa(si sente un po’ di calore), di breve durata e non ha effetti collaterali. In questo modo, possiamo evitare l’assunzione dei farmaci antimicotici per lunghi periodi di tempo (fino a 12 mesi). Il fegato ci ringrazierà!


Vorrei togliere le macchie!

Questa è una delle frasi più comuni che sento durante le visite in questo periodo. 

L’abitudine di esporsi al sole non tende a cessare, malgrado il fatto che ora i messaggi sulla dannosità dell’esposizione solare sconsiderata siano sempre più diffusi.

Ma anche prendendo il sole con i filtri solari ad alta protezione non possiamo fermare la formazione delle macchie, visto che il danno solare si era già accumulato da anni.

Tuttavia, il desiderio di sbarazzarsi di questo frequente inestetismo, è molto forte e diffuso. Anche perché sembra che sia una cosa facile e veloce, togliere le macchie con la crioterapia, il laser o il peeling.

Purtroppo non è esattamente così.

Come ripeto da anni ai miei pazienti, tutte le metodiche di rimozione delle macchie ci permettono di eliminare (bene che vada) le macchie, ma non il motivo che le ha fatte venire. Significa che dopo il trattamento ambulatoriale, comunque bisognerà continuare con le cure domiciliari di tipo depigmentante e rispettare una rigida fotoprotezione se si ha voglia di mantenere il risultato nel tempo.

Altrimenti le macchie ricompaiono!

Ma il pericolo maggiore è ben altro!

La pratica di rimozione delle macchie sempre più frequentemente (vista la richiesta del mercato) viene attuata dai medici (nel caso migliore) o altre figure professionali che non possiedono esperienze e/o conoscenze specifiche sufficienti per poter distinguere una macchia inoocua da un temibile melanoma.

E sì, dietro le macchie di natura puramente estetica potrebbe nascondersi un tumore cosiderato tra i più aggressivi.

Le lesioni pigmentarie (tipo macchie) del volto sono particolarmente difficili da diagnosticare, molto più difficili rispetto a quelle del corpo.

In aiuto a noi, dermatologi, viene il dermatoscopio, uno strumento indispensabile per poter fare una diagnosi accurata.

Proprio stamani, ho fatto un breve, ma interessantissimo corso online ideato dal Prof. Giuseppe Argenziano (uno dei più grandi esperti mondiali nell’ambito di dermoscopia) che ha sottolineato quanto è facile sbagliarsi nella diagnosi delle macchie del volto, quanto è frequente l’errore di rimuovere la macchia senza darle un nome esatto. Il problema è che “schiarendo” un melanoma con crioterapia o laser ritaridiamo la diagnosi e rendiamo il tumore più aggressivo.

Riporto alcune foto (cortesia Prof. G. Argenziano) a dimostrazione di quello che ho scritto.

Qual è la conclusione?

L’avete sicuramente già fatta da soli: prima di procedere alla rimozione delle macchie è indispensabile accertarsi della loro natura, escludere il melanoma o altri tumori cutanei.

Sono come sempre a vostra disposizione per altre informazioni sull’argomento.

Facciamo chiarezza sui fili riassorbibili

Facciamo chiarezza sui fili riassorbibili (un’opinione personale dopo 3 anni di utilizzo dei fili di sospensione riassobibili).

Il trend dei fili liftanti riassorbibili è in continuo aumento. In effetti, avevamo bisogno, noi medici, di un trattamento efficace per trazionare e sollevare i tessuti del volto scivolati giù sotto la forza di gravità. In alternativa c’era solo il lifting chirurgico.

Il mio primo incontro con i fili riassorbibili è avvenuto nell’ottobre del 2012 durante un incontro EMAA a Parigi. In seguito, colpita dall’idea e dalle potenzialità di questo trattamento, sono andata a tutti i corsi e workshop dedicati ai fili: Silhouette Soft, coreani, fili Aptos. Sono queste le tipologie principali presenti attualmente sul mercato estetico italiano.

Ho utilizzato tutti i tipi dei fili, credendo nel metodo e non vedendo alternative non chirurgiche, nel tentativo di capire come funzionassero e quali utilizzare per ogni singolo paziente. Oggi posso dire di aver maturato una discreta esperienza nell’ambito.

Ed ecco la mia opinione.

Fili in polidiossanone (PDO). Di produzione coreana, questi fili riassorbibili rappresentano, nell’ordine crescente di capacità liftante e biostimolante, il primo gradino che possiamo affrontare per approcciare la metodica dei fili riassorbibili. Il PDO, è un materiale conosciuto da decenni in chirurgia, si riassorbe velocemente nel nostro organismo senza creare reazioni infiammatorie o altri tipi di stimolazione (motivo per cui è stato scelto per suturare organi interni e strutture vascolari). Questi fili sono facili da inserire nella pelle dei pazienti (ovviamente dopo un corso pratico), con pochi effetti collaterali (piccoli lividi, arrossamenti, episodi di migrazione, formazione di piccoli noduli temporanei), e soprattutto molto economici, potrebbero essere utili nel ridare un po’ di tono alla pelle flacida attraverso meccanismo di ortoterapia (visto che in genere ne vengono inseriti decine) e un processo di riparazione tissutale che viene innescato dopo un qualsiasi trauma.

 

Associati ad altre metodiche di medicina estetica potrebbero essere un valido mezzo di prevenzione dell’invecchiamento e della ptosi cutanea.

Durata dell’effetto: alcuni mesi.

Fili in acido polilattico (PLLA) con coni bidirezionali. Questi fili americani hanno 2 interessanti vantaggi: sono ancoranti (appunto mediante i coni bidirezionali) e sono biostimolanti grazie all’azione dell’acido polilattico. L’ultimo è uno dei più potenti biostimolanti che esistano ad oggi sul mercato estetico. PLLA provoca una tangibile stimolazione della produzione del collagene tipo I (non è quello che vorremmo avere, quello dei giovani, ma comunque un collagene valido a sostenere la pelle e renderla più tonica) senza un’apprezzabile reazione infiammatoria.

Le due caratteristiche di cui sopra rendono i fili con coni bidirezionali ideali per sollevare i tessuti (non molto pesanti e non in eccesso) scivolati giù negli anni. L’effetto del lifting è immediato e la biostimolazione dovuta all’acido polilattico che viene lentamente degradato rende la pelle nei mesi seguenti il trattamento più tonica e luminosa. Questi fili sono particolarmente adatti ai pazienti giovani oppure a quelli meno giovani con la ptosi di grado lieve.

Durata dell’effetto: varia molto a seconda del paziente da 6 a 12 mesi.

L’ultima tipologia dei fili di sospensione riassorbibili è rappresentata dai fili in copolimero di caprolattone e acido polilattico. Ideati dai colleghi russi e prodotti in parte in Giappone e in parte in Germania, sono entrati sul mercato italiano per ultimi, nel 2014 (anche se in altri paesi del mondo, 48 in totale, esistevano già dal 2008).

La composizione di questi fili è innovativa. C’è sempre PLLA per garantire un potente effetto biostimolante, ma questa volta è legato al caprolattone, un materiale anch’esso totalmente biocompatibile e riassorbibile, che funge in questo caso da drug delivery system (autorizzato dal FDA proprio per questo), permettendo un rilascio molto graduale e costante delle microparticelle dell’acido polilattico per un lungo periodo di tempo, 360 gg.

Un discorso a parte meritano le ancore di cui sono forniti i fili: si tratta di microincisioni laser prodotti in modo da garantire la solidità del filo, ma nello stesso tempo creare un’ancora che si apre come un artiglio una volta inserito nel tessuto, agganciandosi in modo solido e duraturo. E visto che ogni filo ne ha svariate decine di queste ancore lungo tutta la lunghezza del filo è facile immaginare quanto sia forte l’effetto liftante che provocano.

E’ difficile parlare dei fili in caprolattone e PLLA. Questo dipende dal fatto che non esiste una tipologia del filo, ne esistono 20! Oltretutto, si possono impiantare con 45 metodi differenti! Gli inventori hanno cercato di trovare una metodica (meglio delle metodiche) per poter avere un approccio individuale per ogni paziente e per ogni problematica legata all’invecchiamento e al cedimento dei tessuti. Devo ammettere, non è un tipo di trattamento che vedi una volta e ti metti a praticarlo sui pazienti, qui si richiede un discreto periodo di apprendimento pratico. Tuttavia, nella mia esperienza, è l’unico a permettere un reale riposizionamento dei tessuti con un effetto liftante non solo tangibile, ma anche duraturo.  A conferma di questo ci sono numerose pubblicazioni relative ad uso di questi fili nelle riviste più prestigiose del mondo.

Durata dell’effetto: a seconda del paziente fino a 2 anni.

Per concludere vorrei sottolineare: ogni tipologia dei fili riassorbibili ha la sua ragione di esistere, ognuno ha delle peculiarità che lo rendono particolarmente adatto a una singola situazione. La bravura del medico consiste nella corretta selezione del paziente e nella giusta scelta del prodotto da utilizzare.