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Caduta dei capelli e dieta: perché può succedere durante la terapia con GLP-1

La caduta dei capelli può comparire dopo una dieta dimagrante, soprattutto quando il calo di peso è rapido o l’alimentazione diventa troppo povera di calorie e proteine.

Questo problema è diventato più frequente nell’era dei farmaci agonisti del recettore GLP-1, utilizzati per il trattamento dell’obesità e del diabete. È importante però chiarire un punto: nella maggior parte dei casi la caduta non dipende direttamente dal farmaco, ma dalla combinazione di:

  • perdita di peso importante o veloce;
  • introduzione insufficiente di proteine;
  • dieta molto ipocalorica;
  • carenze nutrizionali;
  • stress metabolico per l’organismo.

Mounjaro

Cosa succede ai capelli?

I capelli attraversano diverse fasi di crescita. Quando l’organismo percepisce una carenza di energia o di nutrienti, una parte dei follicoli può entrare prematuramente nella fase di riposo e caduta. Questo fenomeno si chiama telogen effluvium.

La caduta, quindi, spesso non compare immediatamente: può iniziare circa 2–4 mesi dopo il dimagrimento o il periodo di alimentazione insufficiente e può continuare per diversi mesi.

In alcuni casi i capelli diventano anche:

  • più sottili;
  • più fragili;
  • più corti;
  • più facilmente soggetti a rottura;
  • caratterizzati da una crescita più lenta.

Il problema non è sempre completamente reversibile

Il telogen effluvium può migliorare quando viene corretta la causa. Tuttavia, la caduta può anche mettere in evidenza o accelerare una predisposizione già presente all’alopecia androgenetica, sia nelle donne sia negli uomini.

In questi casi alcuni follicoli possono progressivamente miniaturizzarsi: il capello che ricresce diventa più sottile e, nel tempo, la densità può ridursi in modo permanente.

Per questo è importante non limitarsi a ad assumere integratori scelti autonomamente. Occorre capire perché stanno cadendo i capelli.

alopecia

Cosa valuta il dermatologo durante la visita?

Durante una visita è possibile:

  1. ricostruire la storia del dimagrimento e dell’alimentazione;
  2. valutare l’apporto quotidiano di proteine;
  3. controllare il cuoio capelluto e la densità dei capelli;
  4. eseguire una tricoscopia per identificare eventuali segni di miniaturizzazione;
  5. richiedere, quando indicato, esami del sangue per escludere carenze o alterazioni metaboliche;
  6. impostare precocemente il trattamento più adatto.

Chi segue una terapia con GLP-1 non dovrebbe sospendere il farmaco autonomamente a causa della caduta dei capelli. È invece fondamentale parlarne con il medico che lo ha prescritto e, contemporaneamente, sottoporsi a una valutazione dermatologica.

Non aspettare che la situazione peggiori

Notare una maggiore quantità di capelli sul cuscino, nella doccia o sulla spazzola non significa necessariamente che si diventerà calvi. Ma aspettare troppo può rendere più difficile recuperare la densità, soprattutto se è presente un’alopecia androgenetica associata.

Una diagnosi precoce permette di correggere rapidamente le cause, ridurre la caduta e proteggere i follicoli prima che la miniaturizzazione diventi avanzata.

Se la caduta è iniziata dopo un dimagrimento importante o durante una terapia con GLP-1, prenota una visita dermatologica il prima possibile: intervenire presto offre le migliori possibilità di recupero.

Un Nuovo Alleato per la Tua Pelle: La Valutazione Oggettiva con l’Intelligenza Artificiale

Come sapete, sono una dermatologa con una grande passione per l’innovazione tecnologica applicata alla dermatologia e alla medicina estetica. Da anni vedo quanto sia difficile per i pazienti (e a volte anche per noi medici) valutare in modo davvero preciso lo stato della pelle del viso e i risultati dei trattamenti. Tutto era molto soggettivo: “Mi sembra migliorata”, “Forse le rughe sono un po’ meno”… ma ora le cose sono cambiate. Come avevo accennato in un articolo precedente , "Intelligenza Artificiale in Dermatologia" , stavo già studiando delle opzioni per rendere le valutazioni più precise, oggettive. 

È arrivato Caarisma, un software avanzato basato sull’intelligenza artificiale che ci permette di fare valutazioni oggettive, misurabili e ripetibili del viso.

Cosa significa “valutazione oggettiva”?

Immagina di avere dei veri e propri “voti” numerici per il tuo viso:

- FAI (Facial Aesthetic Index) → quanto è armonioso ed esteticamente equilibrato il tuo viso

- FYI (Facial Youthfulness Index) → quanto appare giovane la tua pelle

- SQI (Skin Quality Index) → qualità della pelle (texture, tono, luminosità, fermezza)

Questi indici vengono calcolati analizzando centinaia di punti e variabili del viso in modo scientifico. Non è un’opinione: sono numeri che possiamo confrontare prima e dopo i trattamenti.

Perché è importante per te?

- Prima del trattamento sai esattamente quali sono i punti su cui possiamo lavorare di più.

- Durante il percorso possiamo monitorare i progressi reali, anche cambiamenti piccoli che a occhio nudo sono difficili da notare.

- Dopo il trattamento hai la prova concreta dei risultati ottenuti (non solo foto “belle”, ma dati obiettivi).

Questo rende le consulenze più trasparenti, i piani di trattamento più personalizzati e i risultati più prevedibili.

Puoi già fare una prima valutazione da casa

Sul mio sito, nella pagina iniziale, troverai un pulsante dedicato a Caarisma. 

Cliccandoci sopra potrai fare una scansione iniziale direttamente dal tuo telefono o computer, comodamente da casa. È semplicissimo e dura pochi minuti.

Importante per la tua privacy: il sistema è progettato in modo che il tuo viso non arrivi mai al medico. 

Vengono condivisi solo gli indici numerici (i “voti” di cui parlavo prima). Niente foto, niente immagini del tuo volto. La riservatezza è garantita al 100%.

Un passo avanti per risultati più naturali e soddisfacenti

Con Caarisma possiamo lavorare in modo più preciso, evitando sia di esagerare sia di lasciare zone che invece avrebbero bisogno di attenzione. Il risultato? Trattamenti più mirati, più efficaci e più naturali.

Sono davvero entusiasta di questa tecnologia perché unisce la mia esperienza di dermatologa alla potenza dell’intelligenza artificiale, offrendo a voi pazienti un livello di cura mai visto prima.

Hai curiosità? 

Visita il sito e prova la valutazione iniziale, oppure prenota una consulenza in studio: sarò felice di mostrarti come funziona e di costruire insieme a te il percorso più adatto alla tua pelle.

La bellezza di domani si misura già oggi, con dati e intelligenza.

A presto! 

Rosacea neurogena: quando la pelle brucia

Quella rosacea che "brucia" più di quanto sembri: parliamo di rosacea neurogena

C'è un tipo di rossore che non è solo estetico. Non è solo la pelle che si arrossa: è la pelle che *fa male*. Brucia, pizzica, sembra andare a fuoco anche solo con un raggio di sole o una doccia troppo calda. Se ti riconosci in questa descrizione e le creme classiche per la rosacea non ti hanno mai aiutato davvero, forse stai vivendo qualcosa che ha un nome preciso: "rosacea neurogena".

Una scoperta che viene dall'osservazione clinica

Nel 2011 un gruppo di dermatologi dell'Università della California a San Francisco ha pubblicato uno studio che ha acceso una luce su questo sottotipo poco conosciuto. Osservando 14 pazienti con rosacea, si sono accorti che tutti condividevano un tratto comune: il dolore e il bruciore erano protagonisti assoluti, molto più delle classiche pustole o dei brufoli.

Il filo conduttore: il sistema nervoso

Cosa rendeva speciali questi pazienti? Il fatto che, oltre alla pelle, spesso avevano una storia di emicranie, tremore essenziale, ansia, depressione, o il fenomeno di Raynaud (quella sensazione di dita che diventano bianche e fredde al freddo). In pratica, il loro sistema nervoso sembrava "parlare" attraverso la pelle del viso.

rosacea

Gli autori dello studio hanno ipotizzato che in questi casi i nervi cutanei siano iper-reattivi: reagiscono in modo esagerato a stimoli che normalmente sarebbero innocui, come il calore di una tazza di tè o lo stress di una giornata pesante. Il risultato è quel bruciore che tanti pazienti raccontano ma che raramente trova ascolto.

Perché le creme classiche spesso non bastano

Se hai già provato metronidazolo o cortisonici topici senza grandi risultati, non sei solo: nello studio, questi trattamenti hanno funzionato pochissimo. Quello che invece ha aiutato molti pazienti sono stati farmaci pensati per il dolore neuropatico normalmente usati per condizioni come la sindrome dolorosa regionale complessa.

Questo non significa correre a chiedere questi farmaci al primo controllo. Significa che, se la tua rosacea "non torna" con le cure standard, vale la pena parlarne apertamente con il dermatologo, magari raccontando anche la tua storia di emicranie, ansia o altri sintomi che a prima vista sembrano non c'entrare nulla con la pelle.

Un piccolo rimedio, gratis e immediato

Una cosa mi ha colpito di questo studio: il 71% dei pazienti trovava sollievo semplicemente raffreddando il viso — un ventilatore, una compressa fredda, del ghiaccio tenuto in bocca. Niente di rivoluzionario, ma un trucco semplice che vale la pena provare mentre si cerca una soluzione più strutturata.

Cosa portarsi a casa

Se il tuo viso brucia più di quanto arrossisca, se il caldo, il sole o lo stress ti mandano in tilt la pelle, e le cure classiche ti hanno lasciata delusa: non è "tutto nella tua testa". C'è una possibile spiegazione clinica, e ha un nome. Parlane con chi ti segue: a volte la chiave non è una crema più forte, ma un approccio diverso, che guardi anche al sistema nervoso e non solo alla superficie della pelle.

*Questo articolo è basato su uno studio scientifico e ha scopo informativo. Non sostituisce una visita dermatologica.

Patil MK, Sakunchotpanit G, Toulmin SA, et al. High-Dose Oral Vitamin D for Toxic Effects of the Skin Associated With Chemotherapy and Radiation. JAMA Dermatol. Published online July 15, 2026. doi:10.1001/jamadermatol.2026.2267

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mollusco contagiosoI molluschi contagiosi sono una delle infezioni virali della pelle più frequenti. Colpiscono soprattutto i bambini, ma possono comparire anche negli adulti. Non sono pericolosi, ma possono diffondersi facilmente e durare mesi, creando ansia nei genitori e fastidio nei pazienti.

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