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Ritorno sull'argomento: i fili di sospensione Aptos

Poco più di 6 mesi fa vi avevo parlato per la prima volta dei fili di sospensione Aptos, subito dopo il mio viaggio in Georgia dove ho conseguito il titolo dello specialista certificato nell’utilizzo dei fili riassorbibili Aptos. L’azienda Aptos è stata la prima nel lontano 1996 ad introdurre sul mercato, inizialmente russo, ma ora su quello di altri 48 paesi, il concetto di lifting non chirurgico. Inizialmente si trattava di fili si sospensione permanenti, non riassorbibili, ma dal 2010 l’azienda ha lanciato, dopo anni di studi preclinici, una nuova linea di fili biostimolanti riassorbibili Aptos.

Ritorno all’argomento dopo un altro corso, questa volta in Italia a Firenze, dedicato al perfezionamento delle tecniche di inserzione dei fili Aptos. Col piacere ho rincontrato il dott. Constantin Sulamanidze (siamo insieme sulla foto accanto), uno dei figli dell’ideatore della metodica, il quale mi aveva già insegnato una parte delle tecniche a Tbilisi. La giornata è passata velocemente tra l’osservazione dei casi clinici trattati e lo scambio di opinioni con i colleghi sui fili di sospensione. Ogni volta si impara qualcosa di nuovo, anche perché la metodica Aptos è unica proprio per la possibilità di essere applicata per ogni paziente in modo personale.

In questo post vorrei descrivere un po’ più approfonditamente una linea di fili Aptos che si chiama Nano. La linea Nano è composta da 2 tipologie di fili: Nano Vitis e Nano Spring.

In questo caso non si tratta di fili di trazione né di effetto lifting. Entrambi i tipi di fili Aptos Nano sono riassorbibili e biostimolanti grazie al graduale rilascio di acido polilattico.
I Nano Vitis sono composti di 2 filamenti intrecciati, mentre i Nano Spring sono delle spirali  mobili. Vengono inseriti nelle zone dove abitualmente facciamo infiltrazioni di acido ialuronico (per sostenere gli angoli della bocca, stendere le pieghe naso-geniene oppure le rughe della fronte). Allora qual è il vantaggio (visto che il loro costo è leggermente superiore ad una fiala di acido ialuronico di buona qualità)?
Beh, chi ha usato l’acido ialuronico spero concorderà con me su quello che elenco: 1) infiltrato sotto le rughe d’espressione tende a spostarsi riducendo l’effetto della correzione inizialmente ottenuta; 2) se depositato non profondamente risulta visibile sotto alcuni tipi di luce in forma di macchie un po’ bluastre (effetto Tyndall); 3) la durata della correzione è di pochi (4-8) mesi.
I fili Nano 1) non si spostano, anzi, dopo circa 3 settimane dall’impianto tendono ad allargare la treccia aumentando ulteriormente la correzione e integrandosi perfettamente con i tessuti circostanti; 2) non sono visibili alla luce in quanto non sono fatti di un gel, ma di filamenti intrecciati; 3) danno una correzione duratura (oltre 1 anno).
La versione dei fili Nano Spring oltretutto, essendo a forma di spirale, è particolarmente adatta alle zone mobili del volto (angoli della bocca) dove cambiano la loro lunghezza assecondando l’espressività naturale.
In pratica, se prima io non trattavo mai le rughe orizzontali della fronte per prevenire gli antiestetici accumuli di acido ialuronico, ora le posso trattare con i Nano Vitis. Se prima la zona perioculare era off-limit per il rischio di creare effetto Tyndall, ora posso correggerla con i Nano Vitis. Se prima per risolvere le piccole rughe sulle guance dovevo fare alcuni mesi di biostimolazione, ora posso usare i Nano Spring e migliorare l’aspetto della pelle in una seduta.
Cosa ne pensate? A me sembra un piccolo vantaggio per tutti: per me, in quanto possiedo una metodica poco invasiva, sicura e discreta in più, per i miei pazienti, in quanto possono migliorare con maggior efficacia i piccoli, ma fastidiosi inestetismi in modo naturale ed invisibile per gli altri.


Contattatemi pure per ulteriori informazioni.

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DERMATITE SEBORROICA QUESTA (S)CONOSCIUTA E CAPRICCIOSA


Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo post è l’aumento delle richieste di visite per una fastidiosa “forfora” che compare tra le sopracciglia, nella regione della barba oppure sul cuoio capelluto. Ogni anno da ottobre a gennaio-febbraio la dermatite seborroica (perchè appunto di questa si tratta) diventa la condizione cutanea più diffusa,  sopratutto nei pazienti di sesso maschile.

Di cosa si tratta?

La dermatite seborroica è una manifestazione cutanea piuttosto frequente che colpisce più spesso i maschi (rapporto 6:1 rispetto alle donne). Non mi fermo, questa volta, a descrivere la forma pediatrica di questa patologia: ci saranno altre occasioni.
Nell’adulto, pur non essendo una vera e propria patologia, la definirei piuttosto un fastidioso inestetismo, si presenta con delle macchie rosse ricoperte dalle squame bianche o giallognole con lieve prurito o senza nessuna sensazione soggettiva. Queste macchie possono essere localizzate all’attaccatura dei capelli, tra le sopracciglia, dietro le orecchie, alle ali del naso, sul petto, sul pube, tra le scapole.
L’andamento è piuttosto capriccioso: compare spesso nel cambio delle stagioni, ma potrebbe durare tutto l’anno, scompare al sole, ma potrebbe irritarsi ulteriormente durante l’esposizione solare acuta, si attenua con le cure dermatologiche, ma potrebbe peggiorare subito dopo la loro sospensione.

Cosa dice la scienza dermatologica a tal proposito?

Pur trattandosi di una delle condizioni dermatologiche più diffuse, la causa della dermatite seborroica tutt’ora non è conosciuta.
Tanti fattori possono essere implicati: la predisposizione genetica, l’alimentazione, lo stess psico-fisico (e chi non ce l’ha?), alcuni farmaci (per esempio, gli antiipertensivi) e patologie (per esempio, l’AIDS). Sembra che un genere di fungo, Malassezia, sia una delle concause di dermatite seborroica.

Come possiamo curare questa condizione?

Ho sbirciato sul web per vedere cosa scrivono i colleghi a proposito della gestione  di dermatite seborroica. Ovviamente, la maggior parte si attiene (correttamente) ai protocolli terapeutici internazionali. E’ assolutamente indispensabile, per poter curare questa condizione, utilizzare in modo giusto quello che l’industria farmaceutica ci offre: le formulazioni antinfiammatorie non steroidee  oppure antimicotiche ad uso locale, gli shampoo che riducono la desquamazione e il prurito, i cortisonici topici dell’ultima generazione (nei casi più gravi e per brevissimi periodi di tempo).
Tuttavia, quello che spesso manca, a mio parere, è l’informazione che il corretto stile di vita potrebbe essere risolutivo nella la maggior parte dei casi della dermatite seborroica.
Il fatto stesso che la maggior parte dei pazienti lamentano l’efficacia temporanea delle cure (non c’è bisogno di essere dermatologi per saperlo, basterebbe leggere numerosi e disperati post nei vari blog dedicati) mi fa pensare che bisognerebbe andare oltre l’illusione che ci sia un farmaco miracoloso che per magia vi liberi dal fastidio.

E qui arriva il punto più difficile da accettare: il successo delle cure dipende soprattutto dal paziente stesso! La corretta alimentazione, la regolare attività fisica, il riposo notturno necessario porteranno l’organismo ad avere il sistema immunitario più efficiente, la capacità di affrontare lo stress quotidiano più elevata e, di conseguenza, la reattività cutanea minore!

Per ulteriori informazioni potete come sempre contattarmi personalmente.

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ANCORA TU! (FILI DI SOSPENSIONE)

 

Sono appena tornata da Barcellona dove, per la seconda volta nell’arco di un anno e nella stessa sede, ho incontrato i colleghi provienti da tutto il mondo in occasione del 12° Corso Internazionale dedicato alle suture riassorbibili Silhouette Soft.
I fili di sospensione riassorbibili sono diventati un trend inarrestabile da circa 1 anno quando in occasione del 8th European Congress of European Masters in Aesthetic & Anti-Aging Medicine a Parigi hanno presentato i fili in acido poli-L-lattico Silhouette Soft. Avevo fatto un post subito dopo. Oggi rileggendo quello che avevo scritto, mi rendo conto di quanta esperienza sia stata accumulata nel frattempo, dai colleghi, ma anche da me personalmente.
L’impianto dei fili riassorbibili è diventato routinario. Ormai trattiamo non solo le ptosi (parti cadenti) delle guance e della parte mandibilare, ma anche le zone più difficili e particolari come le sopracciglia, il collo, le labbra allungate verticalmente, le valvole nasali troppo protuberanti.
Questa volta l’azienda produttrice ha presentato una novità: lo stesso filo Silhouette Soft (quindi, sempre riassorbibile), ma più lungo e con più coni. Questo filo ha decisamente più vantaggi: permette di trattare zone più vaste e più cadenti grazie all’ancoraggio più forte, sfrutta la lunghezza maggiore per modificare le tecniche di impianto ottenendo risultati migliori con minor quantità di fili (ottimo vantaggio economico per il paziente!), rende possibile il trattamento di zone corporee come braccia, coscie, seno, addome.
Il termine “lifting ambulatoriale” diventa sempre più realistico e attuabile. E allora quando qualcuno vi canterà la vecchia canzone di Lucio Battisti ("Che bella sei sembri più giovane!") finalmente riuscirete a credergli!

Come sempre potete contattarmi per ulteriori informazioni.

 

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ASPORTAZIONE CHIRURGICA DEI NEI



Quando parliamo di “asportazione chirurgica” spesso la frase stessa, routinaria per noi, operatori, diventa fonte di preoccupazione per il paziente. I motivi sono più di uno.
Intanto, il fatto stesso che il medico consigli l’asportazione di una lesione cutanea può indurre la persona interessata a pensare che si tratti di una lesione estremamente pericolosa, forse un tumore. Di fatto, non è sempre così.

In dermatologia, soprattutto quando si tratta di lesioni pigmentarie (i nei) l’invito ad asportare il più delle volte è legato alla prevenzione. Ovviamente, il nevo in questione generalmente mostra segni di piccole alterazioni (atipie) oppure l’anamnesi del paziente rivela un cambiamento significativo di forma, colore o/e dimensioni. Anche in presenza di tutti questi cambiamenti la trasformazione di un nevo in tumore (melanoma) non è matematico. Per prudenza, tuttavia, si consiglia la sua asportazione e, imperativamente, un esame istologico.

asportazione chrirugica nevo

Il secondo motivo di preoccupazione è legato alla vecchia credenza che “i nei non si toccano”. Mi capita talvolta sentire dire:” Un mio amico s’è tolto un neo e poi è morto!”.
Questa frase il più delle volte riguarda il passato, quando la diagnostica strumentale (epiluminescenza) non era ancora presente in ogni studio dermatologico. In quel periodo capitava di fare la diagnosi del melanoma non proprio tempestivamente. Allora il tumore si diffondeva. Quindi, non è l’asportazione in se stessa che provocava la morte, ma il ritardo nell’asportazione!

Il terzo motivo riguarda l’aspetto emotivo di ognuno di noi: l’idea di un bisturi che penetra nella nostra pelle lasciando una cicatrice (pur minima) è decisamente poco allettante.

L’intervento, compresi i preliminari (la disinfezione, la preparazione del campetto sterile, l’iniezione dell’anestetico locale, l’incisione e la sutura) dura circa 10 min. In seguito, al risveglio della sensibilità, si ha un piccolo indolenzimento e/o una sensazione di pulsazioni in sede dell’asportazione. Nei giorni seguenti il paziente può fare le solite procedure igieniche (doccia) e dovrà medicare la ferita con una crema antibiotica.
I punti si rimuovono dopo 10-12 giorni  e lasciano un segno trascurabile.
C’est tout.

Ecco un esempio della cicatrice in seguito all'asportazione chirurgica di un carcinoma basocellulare. E' passato un mese.

asportazione chirurgica epitelioma

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IL PERIODO DELLE CASTAGNE: MI CADONO I CAPELLI!!! MITI E REALTA'

Al ritorno dalle vacanze troviamo numerosi cambiamenti nel nostro organismo: chi ha preso qualche kilo in più, chi ha acquisito qualche macchia sulla pelle, chi ha lasciato un pezzo di cuore in spiaggia da sogno, chi invece ci ha perso qualche ciocca di capelli.
In questo articolo mi dedico all'ultimo problema.
In effetti, spesso in autunno, nel periodo che, appunto, coincide (più o meno) con quello della caduta delle castagne, osserviamo una maggiore perdita dei capelli. Questa perdita potrebbe protrarsi per qualche settimana.
E' un problema? Non sempre.

Gli esperti dicono che è assolutamente normale, fisiologico, avere una caduta dei capelli più intensa e prolungata proprio in autunno. Da che cosa dipende?
Alla base c'è una normale evoluzione del ciclo di crescita dei capelli che nascono, crescono e muoiono nell'arco di circa 3-4 anni. Generalmente i capelli nascono in inverno, cominciano a crescere con la velocità media di 1 cm al mese per alcuni anni e poi bloccano la loro crescita ( più o meno verso la stagione estiva). A distanza di circa 3 mesi dal blocco di crescita, cadono per dare posto ai capelli nuovi. Qualcuno chiama questo fenomeno la "muta", come quella che avviene negli animali.

Questa caduta fisiologica nell'uomo si chiama effluvio. Alla base di tutto ciò c'è la variazione della produzione di un ormone che si chiama melatonina. La melatonina viene prodotta in maggior quantità proprio d'estate con l'aumento dell'esposizione al sole.  L'ormone del letargo e della muta negli animali, negli esseri umani influenza il profilo degli androgeni e degli estrogeni che partecipano attivamente nel ciclo di crescita dei capelli.

Cosa fare?
Visto che questo fenomeno è assolutamente naturale, si fermerà spontaneamente nell'arco di qualche settimana. Quindi, un po' di pazienza e la chioma tornerà folta come prima.
Talvolta però la ricrescita dei capelli tarda ad arrivare. Questo potrebbe dipendere da numerosi fattori, alcuni dei quali sono facili da correggere, altri richiedono terapie prolungate.  Una visita di controllo dallo specialista dermatologo con la conseguente diagnosi sarà in grado di stabilire se ci sono cause diverse da quelle fisiologiche e se bisogna intervenire nel modo appropriato.

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ESPERIENZA PERSONALE CON I FILI JBP V-LIFT


Avete seguito con attenzione (l’ho notato dalle visite al mio sito e allo studio) le mie vicende con varie tipologie di fili. Tra numerosi corsi, convegni e il lavoro ho tralasciato di mettervi al corrente di un’altra tecnica “tessile” (appunto con i fili) che sto applicando con mia grande sorpresa più di tutte le altre che ho descritto in precedenza (articoli blog maggio e aprile).

Si tratta dei fili coreani JBP V-lift. Questi fili sono costituiti di un materiale completamente riassorbibile (Polydioxanone) che si usa da anni in chirurgia. Questa sostanza ha un buon effetto biostimolante, cioè impiantata nel derma profondo/sottocutaneo stimola i fibroblasti promuovendo la maggior produzione del collagene.
La tecnica è molto semplice (motivo di grande e veloce diffusione nella pratica dei colleghi), il dolore è trascurabile, resta sempre l’inconveniente dei lividi. Non serve né incisione né fissaggio. Si può tornare alla vita sociale già il giorno seguente.

Ci sono 5 tipi di fili JBP, cambia lo spessore del filo e la sua lunghezza. Questo li rende versatili nelle applicazioni praticamente in ogni zona del corpo che necessita la stimolazione: viso, collo, braccia, ginocchia, interno coscia e glutei.

L’effetto stimolante ovviamente non è immediato, si comincia ad evidenziare dopo 2-4 settimane.
La durata del miglioramento è di circa 8-12 mesi.

Parlare del lifting sicuramente è un eufemismo, anche se aumentando la quantità dei fili impiantati si può migliorare in modo tangibile la resistenza del tessuto cutaneo alla forza di gravità. Indubbiamente, si ha un notevole miglioramento della trama cutanea, della turgidità della pelle, ma l’effetto “liftante” vero e proprio è modesto, soprattutto se paragonato ai fili Silhouette Soft oppure Aptos.
Tuttavia, sarà per la semplicità della procedura, sarà per il costo non elevato, non dimentichiamo anche l’innocuità, ma questo trattamento è diventato molto popolare tra i miei pazienti. Oltrettutto, è possibile combinare questa procedura con tutte le altre: peeling, biostimolazione e biorivitalizzazione, filler, bolutino, etc. E l'esposizione al sole non è contrindicata! Io lo consiglio soprattutto nelle persone con la pelle sottile, la ptosi modesta, nelle zone difficili da trattare con altre metodiche (collo, cosce, glutei, ginocchia) e nei giovani (30-50 anni) come prevenzione del cedimento cutaneo. Altre due zone spesso off limits sono quella perioculare e intorno alla bocca (soprattutto le rughe verticali) dove l'acido ialuronico non dà risultati soddisfacenti, ma i fili JBP potrebbero rappresentare una reale soluzione.

 

Potete sempre contattarmi per ulteriori informazioni.

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